Una specifica tonalità emotiva determina un certo grado di apertura o chiusura del soggetto nel mondo che abita e conseguentemente influenza l’appalesarsi o meno di alcuni significati nonché la capacità della persona di cogliere ciò che le succede e nuove possibilità, nuovi orizzonti.
Nel linguaggio delle neuroscienze questo si traduce nel modo seguente: emozione e motivazione influenzano la nostra capacità di elaborare le informazioni che riceviamo e influenza quindi la scelta del modo di agire nel mondo.
Un evento neurologico, tra le altre conseguenze riscontrabili, può causare un drammatico cambiamento della personalità dell’individuo che ne è colpito. Un celebre caso del passato, da cui tutti i libri di neuropsicologia hanno inizio, è il caso di Phineas Gage, operaio di metà 1800 che venne trafitto da un palo nel cranio, sopravvisse all’evento ma, come dissero gli amici all’epoca “Gage non era più Gage”. Era guarito ma la sua personalità aveva subìto un cambiamento radicale. Prima gran lavoratore, cittadino esemplare e razionale, dopo uomo rude, facile all’ira, sgarbato ed irriverente, pessimo lavoratore.
Questo è solo un esempio eclatante, nonché uno dei primi casi documentati. Simili conseguenze si possono osservare in seguito a trauma cranico, ictus, emorragia, tumore cerebrale o tossicità.
Ma come avviene lo studio delle emozioni da parte delle neuroscienze? Esse vengono evocate per mezzo di presentazione di stimoli specifici, induzione di stati d’umore desiderati o con il metodo della ricompensa e punizione. Contemporaneamente viene registrata l’attivazione fisiologica dell’individuo e osservata l’attivazione cerebrale corrispondente per vedere “che aree si accendono“. Ciò ha messo in luce il ruolo di due regioni cerebrali: corteccia orbitofrontale e amigdala. La prima si colloca all’altezza della fronte e sembra implicata nella valutazione delle informazioni emotive, la seconda, una piccola struttura a forma di mandorla, sembra avere un ruolo importante nell’apprendimento emotivo.
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